Reti LTE in Italia: Quanto si dovrà aspettare ancora?

di Redazione 1

Gli smartphone dotati di connettività LTE sono ormai diventati uno standard negli Stati Uniti, ormai tutti i produttori stanno via via abbandonando il vecchio 3G per passare al cosiddetto 4G. In Italia tuttavia siamo ancora piuttosto indietro, le frequenza sono state assegnate lo scorso mese di Settembre (2011) agli operatori ma da quanto emerge, il passaggio dal 3G al 4G richiederà ancora un po’ di tempo.

Tim, Vodafone e Wind si sono accaparrate il più ambito blocco da 800 MHz, frequenze che per caratteristiche riescono a coprire grandi aree geografiche e penetrare con facilità all’interno degli edifici, tuttavia presentano un grosso limite, sono ancora occupate dalle emittenti televisive. H3G non è riuscita ad ottenere nessun blocco da 800 MHz, tuttavia si è accaparrata quello da 1800 MHz, meno performante del precedente ma disponibile fin da subito.

Lo scorso mese di Novembre H3G ha fatto sapere di essere intenzionata ad anticipare la concorrenza, lanciando l’ LTE già dal 2012. Queste le parole di Dina Ravera, Chief Operating Officer di H3G:

Lanceremo l’LTE già nel 2012, investendo il triplo di quanto abbiamo speso nella gara. nel 2012 di servizi con velocità oltre i 100 Mbps grazie alle frequenze a 1800 MHz che abbiamo recentemente ottenuto e che sono immediatamente disponibili.

Al contrario di quelle a 800 MHz acquisite dai competitor e che non saranno liberate dalle tv prima di gennaio 2013.

Partiremo già entro fine 2011 in una decina di città capoluogo di provincia. I 900 ci serviranno a incrementare la copertura Umts outdoor e indoor.

Se H3G sembra molto avanti con i lavori, i competitors sembrano arrancare e non poco, a far demoralizzare ancora di più gli utenti sono state le parole di Nicola Grassi, Direttore Network Development di Wind, che ha recentemente dichiarato:

I severi limiti imposti per le emissioni elettromagnetiche in Italia, uniti a un’interpretazione estremamente cautelativa degli stessi, rischiano di rallentare i piani di sviluppo dell’Lte a causa della necessità di realizzare un maggior numero di nuovi impianti.

Grassi sostiene infatti che i limiti imposti dalla legge italiana in tema di emissioni elettromagnetiche non consentirebbero il riutilizzo degli attuali impianti, o almeno di tutti gli impianti. Degli attuali, solo il 30% potrebbe essere riutilizzato, la parte restante dovrà essere costruita ex novo, con conseguente aumento delle spese per gli operatori e notevole rallentamento nello sviluppo. Inoltre, se il 30% degli attuali impianti potrà essere convertito all’ LTE, non è assolutamente detto che questi possano ospitare più di un operatore (sharing multioperatore), riducendo ancora di più la percentuale di riutilizzo.

Un altro fattore che penalizzerebbe la rapida diffusione dell’ LTE riguarda le interferenze con l’attuale segnale (800 MHz) del digitale terrestre, motivo per il quale è stato aperto un tavolo tecnico che coinvolge Wind, Vodafone, Tim e il Fub (Fondazione Ugo Bordoni), con l’obiettivo di trovare una soluzione tecnica a questi problemi.

A questo punto bisogna chiedersi: Ha fatto bene H3G ad accaparrarsi le frequenze meno ambite ma fin da subito disponibili e prive di interferenze?

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